L'orto lieto | Facciamoci le ‘coccole’ Il ginepro comune: raccolta e preparazione
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Facciamoci le ‘coccole’

Il ginepro comune:
raccolta e preparazione

 

Nei nostri pascoli, le mucche vagano insaziabili e tosano accuratamente ogni filo d’erba. Ghiotte come sono di germogli continuano a potare senza sosta gli alberi e gli arbusti fin dove la lunghezza del loro collo gli permette di arrivare.
Se osserviamo il bosco da dentro, possiamo vedere le chiome degli alberi più basse magistralmente rasate tutte alla stessa altezza, la stessa delle mucche che lo abitano…
ma qualcosa sfugge a questa maniacale e vorace precisione, un umile arbusto al quale tutti portano rispetto: il nostro ginepro comune.

 

Come a imitare le nuvolette in cielo, chiazze di un verde scuro e argentato disegnano il paesaggio dei nostri pascoli, sono i ginepri che con rami che toccano il terreno e si innalzano anche qualche metro verso il cielo, seppur pacifici nel loro aspetto, si ergono dignitosamente e nulla sembrano temere.

 

Possiamo scoprire il segreto della loro invulnerabilità solo se proviamo a sfiorare le loro fronde, allora ci è subito chiaro il detto “ finire in un ginepraio” come per riassumere una situazione imbarazzante e paralizzante dove ogni piccolo movimento ed anche il tentativo di fuga provoca dolore!

 

Ebbene si, ogni singola piccola foglia termina con una punta acuminata e dura. È questo il linguaggio della forma, che tiene lontane le labbra e la lingua delle nostre mucche, ma anche la nostra pelle sensibile.

 

Bene lo sanno le mani delle nostre ragazze che in autunno si accingono a raccogliere le profumate bacche o coccole, mani che vanno protette con guanti robusti e dove la raccolta viene facilitata con adeguati pettini con cui a verso si pettinano i ramoscelli carichi di frutti.
I frutti poi si fanno cadere in cesti o in fitte reti posate a terra. Dopo la raccolta le coccole vengono mondate dagli aghi e altre impurità e lasciate asciugare per poi essere conservate in opportuni vasetti di vetro.

 

Ebbene si, la natura pungente e burbera di questa umile pianta, nasconde in realtà la difesa di un frutticino immensamente profumato, ricco di resine e di virtù. In natura molto spesso la rudezza serve a proteggere la bontà!
Un abbinamento che la nostra cultura edulcorata non ama molto accostare, ma che comunque potrebbe insegnarci molto sul rispetto e la difesa dell’intimità di cui siamo gelosi, ma che spesso non siamo in grado di preservare e di difendere.

 

La vera “privacy” possiamo impararla da queste semplici piante.
I ginepri sono tra le piante più robuste del nostro territorio, le ho osservate lungo il litorale marino (il ginepro coccolone), resistenti alla salsedine delle cui bacche si nutrono anche i conigli selvatici. Ho trovato ginepri anche sulle alpi a circa duemila metri (ginepro comune), i montanari sanno ricavarne un liquore delizioso.

 

Queste piccole ‘coccole’ della natura hanno molti poteri di guarigione.
Contengono gineprina, zucchero, resina, acetato di potassio e di calcio.
Facilitano l’eliminazione dell’acido urico, hanno dato ottimi risultati nella cura della calcolosi urinaria, dei reumatismi, della gotta, della albuminuria, aiutano nelle affezioni croniche dei bronchi (nelle quali agiscono come sedativo), nelle malattie infettive delle vie urinarie e nelle cistiti croniche.
Le bacche fresche, schiacciate e applicate come cataplasma, hanno avuto applicazioni nell’eczema, ulcere e piaghe.
Con le bacche si prepara anche un unguento contro la scabbia.

 

Da molti anni nella nostra azienda si raccolgono le bacche di ginepro per uso culinario. Il loro profumo rende provocante molte pietanze specie i piatti di tofu. È sempre una gran gioia, specie per le bambine, farsi le ‘coccole’ tutte insieme, mentre le raccogliamo, le prepariamo e poi le confezioniamo in vasetti di vetro deliziosamente adornati.

 

Un ricordo: qualche anno fa, mentre passeggiavo sui monti della Valle d’Aosta, trovai a terra una vecchia radice di ginepro, avendo la passione di scolpire dei piccoli oggetti con un coltellino e facendomi ispirare dalla forma del legno e dalla passione del momento, realizzai un particolare pendolino che rappresentava un essere umano dalla natura selvaggia, accovacciato sul pianeta terra come in simbiosi perfetta con essa, naturalmente per poter essere usato come pendolo, la terra aveva una forma di una goccia rovesciata.
Lo tengo sempre con me come un amuleto, e spesso quando passo vicino ad un ginepro, qui nel l’orto lieto, è come se da quei profumati frutti emanasse un dolce suono di saggezza che dice: non c’è differenza tra te e me…ogni cosa è UNO.

 

a cura del
Team l’orto lieto

 

Musica
Passages: Madre coraggio
di Fausto Ciotti

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